Categoria: Fantascienza

  • LEY K4-ERA

    LEY K4-ERA

    LEY K4-ERA

    TRANSMISSION #LEY

     

    LEY_K4-ERA Fantascienza Terme di Agnano Napoli

    «Scotta!»

    Aidan era già dentro. Trentotto gradi, odore di zolfo, acqua che sapeva di roccia vulcanica.

    «Questa è la più calda?» Sophia stendeva l’asciugamano sul bordo. Aprile a Napoli aveva quella luce che non chiede permesso.

    «Il fuoco dei Campi Flegrei è ancora acceso qui sotto. Ci nuotiamo sopra da tremila anni senza pensarci.»

    «Allora non pensarci.» Sorrise senza guardarlo.

    Cinquantacinque anni, centosettanta, occhi verdi che avevano già visto molto. Aveva ancora voglia di vivere e amare – lo sapeva dal corpo, non dalla testa.

    Gli occhiali erano scivolati.

    Si era immerso un secondo, solo un secondo, per prenderli dal fondo.

    Quando era riemerso, l’acqua era la stessa.

    Le persone no. Sophia sparita. Al suo posto – nessuno che conosceva.

    E una che riconosceva senza saperlo.

    – – –

    LEY K4-ERA

    LEY

    Era bionda. Capelli lisci. Esile, ma non aveva bisogno di occupare spazio per essere vista.

    Aidan sorrise senza pensarci.

    «Bella giornata.»

    «Il mare è ancora freddo. Meglio queste terme.» Senza guardarlo. Come se stessero già parlando da dieci minuti.

    «Mi sembra di conoscerti.»

    Allora lo guardò.

    Occhi chiari. Non grigi, non azzurri. Il colore che non ha nome.

    «Nei tuoi sogni.»

    Aidan avrebbe dovuto ridere. Non lo fece.

    «Come fai a saperlo?»

    «Sono stata lontana. Ma ho sempre pensato a te.»

    «Quando ci siamo incontrati?»

    «In quella che per te è un’altra vita.»

    «Ricordo dei sogni…»

    «Siamo stati insieme. Eri il mio amore.»

    «Ho dimenticato?»

    «Cancellano le memorie a ogni passaggio. È la regola. Non la mia.»

    Aidan la guardò. Cercava qualcosa nel suo viso così familiare – non un ricordo preciso, qualcosa di più antico. La forma di un’assenza che aveva sempre avuto quel viso senza saperlo.

    «Chi sei?»

    «Ley.» Come si dice il proprio nome solo a chi lo conosce già. «Ley K4-ERA. Ricercatrice, pilota, ibrida – la parola giusta non esiste nella tua lingua.»

    «Da dove vieni?»

    «Vengo da un piano dimensionale che occupa lo stesso spazio della Terra ma a una frequenza diversa. Come due stazioni radio che trasmettono sullo stesso territorio senza mai interferire.»

    Fece una pausa.

    «Quasi mai.»

    Aidan non disse nulla per un momento. Poi: «Perché qui?»

    «Senti», disse, «credi di essere fermo adesso?»

    «Sono in una piscina.»

    «In verità, stai girando con la Terra a milleseicento chilometri all’ora. Stai orbitando intorno al Sole a centomila. Stai cavalcando la galassia a ottocentomila. Tutto insieme, tutto adesso, e il tuo cervello la chiama quiete perché sei sincronizzato con tutto il resto.»

    Fece una pausa.

    «Ho cambiato frequenza. Non serve un motore. Basta usare la Terra come una dinamo per avere energia. Ruoto una frazione infinitesimale di tutta quella velocità verso un asse che voi non usate. L’attrito non rallenta nulla nello spazio normale. Converte. E il tunnel non spinge – dirige la caduta.»

    «Verso di me.»

    «Verso il punto in cui le tue scelte ti hanno fatto evolvere. Forse hai superato un livello e sbloccato qualcosa. Chi riduce l’entropia è visibile. E ti ho ritrovato. Anche se non mi riconosci.»

    Pausa brevissima.

    «Aidan, posso portarti via con me. E riportarti qui, se vuoi.»

    «Ho due figlie», disse Aidan. Come si dice una cosa che non ha bisogno di essere difesa.

    «Geenia vuole cambiare le regole scritte male. Florence si occupa di aerei e veicoli spaziali.»

    Guardò l’astronave sopra la vasca.

    «Mi stanno aspettando.»

    LEY K4-ERA Fantascienza Narrativa_Terme di Agnano Napoli Italia

    Si avvicinò a Ley.

    Ogni donna che aveva avuto somigliava a Ley.

    Solo adesso era chiaro che l’unico originale era Ley.

    L’astronave era apparsa sopra la piscina termale come un’idea – traslucida, semitrasparente, una presenza che non spostava la luce ma la filtrava. Nessuno sembrava vederla tranne lui. O forse la vedevano come un riflesso.

    – – –

    LEY K4-ERA Fantascienza

    SALÌ

    Aidan guardò il telefono.

    Poi guardò Ley.

    Salì.

    – – –

    LEY K4-ERA Fantascienza Ischia Napoli Italia

    IPERTERRA

    «Quanti anni sono passati insieme, Ley?»

    «Dieci, Aidan.»

    «Il tempo qui passa in modo diverso. Gli anni non hanno la forma degli anni terrestri.»

    «Tempi e luoghi alternativi.» Ley indicò l’orizzonte. «Quella che chiami IperNapoli, sul mare, con un Vesuvio ornato di strutture che lo usano come fonte di energia invece di temerlo. IperRoma stratificata su frequenze storiche visibili tutte insieme, come radiografie sovrapposte. Ogni città è la trasfigurazione tecnologica di una città terrestre. O viceversa.»

    «Ma sulla Terra non si accorgono di astronavi aliene che si spostano nello spazio-tempo come aerei in un normale aeroporto.»

    «È vero.» Aidan guardò il mare. «Ma possono guardare un’alba da una barca. E non esiste niente di simile nell’universo conosciuto.»

    Ley osservava Aidan guardare il mare.

    «No», disse. «Non esiste.»

    Non parlava dell’alba.

    – – –

    LEY K4-ERA Ritorno sulla Terra Terme di Agnano

    APRILE

    Scesero dall’astronave semitrasparente. Sotto, le Terme di Agnano.

    «Aria di casa?» disse Ley.

    «Aprile. Stessa luce, stessa acqua, stesso odore di vulcano sotterraneo.»

    Aidan pensava alle figlie. Ley lo sapeva.

    «Non c’è niente da decidere», le aveva detto Aidan. «La decisione è stata presa nel momento in cui Geenia e Florence sono nate.»

    Entrarono nella vasca.

    Ley lo baciò.

    Lo abbracciò.

    L’acqua termale aveva la stessa temperatura di entrambi.

    «Ogni donna che ho amato è stata una copia imperfetta di te.»

    Ley non rispose. Posò la fronte sulla sua spalla. Come chi non ha bisogno di confermare quello che sa da sempre.

    Il distacco non aveva una parola. Aveva solo una fisica – due oggetti che si erano mossi insieme alla stessa frequenza e adesso tornavano a frequenze separate. L’energia non scompare. Cambia forma.

    Gli occhiali scivolarono.

    Aidan si chinò.

    Si immerse.

    – – –

    Riemerse.

    La luce di aprile. L’acqua. Le persone intorno – le stesse di prima, le stesse di sempre.

    Nessuna donna bionda con occhi del colore che non ha nome.

    Recuperò gli occhiali.

    Uscì dalla vasca.

    Prese il telefono.

    Sophia prendeva il sole sul lettino.

    Due messaggi. Geenia: “Papà quando torni?” Florence: “Stai bene?”

    Scrisse: “Sto tornando.”

    Mancava Ley. E quella frequenza non si cancella neanche quando cancellano le memorie.

    LEY K4-ERA Sci-Fi Ritorno a Casa Napoli Italia

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    – Ley K4-ERA lives in the universe of aerstar.com –